Cara me.

Chissá se un giorno riusciró a scriverne liberamente.

Chissá se arriverá quel punto, quel momento nel quale le parole saranno finalmente abbastanza.

Che questo giorno sia arrivato?

Quando esattamente ho iniziato a preoccuparmi di quello che pensano gli altri?

Anzi no,

quand´é che ho inizato a pensare che esiste qualcuno in diritto di giudicare?

Perché questo é stato di sicuro l´errore piú grande che io abbia mai fatto.

Fino a 10/15 anni fa, parlare di omosessualitá era ancora come parlare dell´olocausto, qualcosa di brutto e da dimenticare, ma che comunque sai che c´é stato. Addirittura i coming out piú famosi hanno inizialmente distrutto la carriera di queste persone. Solo adesso, adesso che invece l´omosessualitá é diventata ahimé il secondo tema dai parrucchieri, i divi/le dive in questione cavalcano forse l´onda piú alta del loro successo.

Che sia anche merito di questo nuovo ed emozionante movimento per le donne? Dopo lo scandalo degli stupri soprattutto. Ultimamente sembra di vivere negli anni 70 nella terza ondata dei movimenti di emancipazione femminile.

Purtroppo le ultime generazioni e il mondo nel quale vivono, sono affette da un cancro molto aggressivo che é la disinformazione. La disinformazione parte dall´educazione, non solo a scuola, ma anche e soprattutto a casa.

Essendo disinformati a casa, i figli crescono disinformati, é un´equazione dalla quale non si scappa. L´omofobia nasce tra le mura domestiche, nasce nel momento in cui si cambia il lato della strada perché “quel comportamento non é normale”, nasce quando si cerca di non dare una spiegazione costruttiva a quello che il bambino vede.

– Se tu avessi un figlio e ti chiedesse perché quell´uomo tiene per mano quell´altro uomo gli diresti che é normale?

No, perché non é una risposta costruttiva. Gli direi che tenere per mano qualcuno é un segno di affetto reciproco, come darsi una carezza o baciarsi sulla bocca. E che questo puó succedere sia tra donna e uomo che tra uomo e uomo o donna e donna.

– Chissá come verrá su sto bambino allora.

La mia speranza é che questo bambino cresca con il concetto di diversitá come punto di partenza, e non come ostacolo ai rapporti, con la tolleranza verso il prossimo nel caso di conflitto di idee, spero che cresca nella libera scelta di vivere la propria vita e il proprio io con la massima tranquillitá possibile.

In questo modo non impongo le mie idee e la mia visione del mondo, come la imporrei se gli avessi risposto: “sono due persone malate, non le guardare”.

Quando dissi a mia madre di amare una donna era il 2009.

Tra le varie cose che mi ha detto dopo c´era: mi dispiace solo che la tua vita sará piú difficile di quella degli altri. Come biasimarla.

Non é stato peró difficile per la reazione degli altri o della societá, sono stata molto fortunata e non ho mai ricevuto rifiuti o di giudizi da parte di nessuno.

Per lo piú ho avuto a che fare con la difficoltá di alcuni ad entrare in questa prospettiva, a renderla reale e a farci l´abitudine, ma é senza dubbio diverso dal rigetto stesso della cosa a prescindere. Su questo aspetto comunque ci sto ancora lavorando.

Quello che voglio dire é che l´ostacolo piú grande é stato evitare di farsi etichettare.

Udite udite, gli scontri peggiori li ho avuti con persone “apertamente” omosessuali. Questo é anche uno dei tanti motivi per i quali non frequento, se non raramente, locali gay, serate gay, raduni gay, convegni gay, viaggi a tema gay, niente di tutto questo.

Ho partecipato ad un solo gay pride ma perché suonavano gli Erasure.

Ho letto alcune riviste a tema, ma dopo due pagine mi sono venuti i brividi.

Gente incazzata nera con Gianna Nannini (non sono di parte giuro) perché non si é mai dichiarata lesbica. Ma perché deve anche dichiararlo?

– Gianna Nannini non ha mai fatto niente per la comunitá LGBTQ”.

Si ma, non é che se Gianna Nannini domani dicesse ai giornali “sono lesbica, i matrimoni gay vanno legalizzati e devono valere cosí come i matrimoni etero” domani la legge passa e l´Italia diventa dall´oggi al domani un paese moderno al livello degli altri apesi europei.

Questo rimpicciolire i concetti per darli in mano ad una sola persona solo perché é famosa, per poi pretendere che li trasformi in oro é ancora piú mentalmente ristretto di quelli che oggi manifestano con Forza Nuova.

Il cambiamento deve avvenire nella testa delle persone.

I diritti LGBTQ in Svezia sono tra i maggiori sviluppati nel mondo intero. Gli omosessuali sono riconosciuti dal 1944, in Italia nel 1945 abbiamo dato il diritto di voto alle donne.

C´é qualcosa che non quadra.

Quindi non credo che fomentare questa lotta ai diritti negati di persone che vogliono semplicemente vivere la propria vita come gli pare e con chi gli pare, senza togliere niente a nessuno, e soprattutto declassare chi ha deciso di andare a vivere altrove per sentirsi finalmente in pace, sia una soluzione al problema.

Ci tengo a sottolineare che nutro enorme rispetto per chi ogni giorno lotta per i propri diritti come lo faccio io nel mio piccolo, sto facendo una distinzione fra la lotta dei piccoli gruppi, come quelli nati a Roma da qualche anno e che stimo tantissimo, e la lotta estremista che, nell´intento di fermare l´omofobia si discrimina da sola e fra i suoi componenti. Ma questo é un discorso molto piú ampio che non mi va di intraprendere ora.

Oltre al confronto con la collettivitá, altrettanto difficile é stata la stessa identica problematica ma all´interno della relazione stessa.

Mi é capitato di essere criticata nel rapporto con una donna perché non mi dichiaravo lesbica, e in un rapporto con un uomo perché sono stata con una donna. Dopo molto tempo ho capito che il problema non ero io, ma l´insicurezza di base di queste persone.

Tuttavia sono stati entrambi avvenimenti che mi hanno ferito molto, soprattutto perché il giudizio della persona che si ama, volente o nolente, pesa 100 volte di piú di quello che passa per strada e vi assicuro che sono state come sberle in piena faccia.

– Guarda che stare con una come te non é mica facile.

Si, é stato detto davvero. Sicuramente non con l´intento di fare male, ma sicuramente con poca accuratezza per l´altra persona. Anche questa é omofobia.

Scoprendo come gli altri reagivano a me, ho imparato a conoscere me stessa, che cosa effettivamente puó creare disagio, le critiche e come reagire ad ognuna di esse.

Con gli anni ho scoperto che le persone hanno bisogno che tu ti etichetti. A quanto pare avere avuto esperienze e aver amato persone di entrambi i sessi non é concepibile se non lo si spieghi pseudoscientificamente e non lo si categorizzi con un sostantivo/aggettivo.

Non dichiararsi in nessun modo, in nessuna categoria o sottocategoria, crea ancora piú disagio e incomprensione.
Perché non dire di essere bisessuale? Perché dá l´idea di una sessualitá disturbata, indecisa, piú che di una libera scelta di amare chi si vuole.
Perché non pansessuale? No. Ma che é, un libro di anatomia?
Ma perché no? Perché non c´é bisogno di dare un nome per forza alle persone per poter averci a che fare qualcosa, come se servisse un manuale di istruzioni.

Perché la vita é davvero altro e oltre.

Perché prima di essere chi va a letto con chi,

sono una persona,

sono una ragazza che si é costruita una vita e che vuole viaggiare tanto,

che ama i libri,

che cammina in mutande per casa, che si lava i denti sotto la doccia e che vive con una donna che ama e che rispetta.

Davvero devo racchiudere tutto questo in una parola?

Come se si riducesse a quello?

La sessualitá é una cosa delicata, privata, soggettiva e non si puó sicuramente metterci sopra un adesivo per renderla comprensibile.

Bisognerebbe risvoltare questa societá come un calzino, e smetterla di incolpare sempre qualcun altro o fare esperimenti sociali perché esattamente come si discriminano i gay, si discriminano gli immigrati, e lo si fa perché la disinformazione ci spinge a farlo, non perché effettivamente siano un pericolo per qualcuno.

Credo che conserveró questo articolo, perché credo di non aver mai speso cosí tanto tempo per capire qualcosa.

Potrei riscriverlo, come una lettera alla me 19enne, come se potessi tornare al 2009,

e dirle che non c´é niente che non va in lei,

che quando ama é la versione migliore di sé stessa,

che crescere non é semplice ma che tutto prima o poi si sistema e le persone cambieranno.

Animum debes mutare, non caelum.

Trad: “É l´animo che devi cambiare, non il cielo.”

– Seneca, 62 dopo Cristo, filosofo, drammaturgo e politico romano,

amava gli uomini.

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Un pensiero su “Cara me.

  1. 12 minuti di applausi, sappilo. Condivido tantissimo sulla questione delle etichette ed è la ragione per cui non parlo mai alle persone della mia sessualità. Sono una persona che ama, che importa chi?

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