Quando la sera al cinema..

È stata la prima volta che ho deciso di andare al cinema un’ora prima dell’inizio dello spettacolo ed è la prima volta che, dato il ritardo, non ho visto la pubblicità obbligatoria. Ho provato il brivido del ritardatario, dello sguardo di quelli già seduti che sgranocchiano i loro pop corn come se fossero a digiuno da mesi. Salendo fino all’ultima fila percorro gli occhi di tutti quelli che si girano pensando “di sicuro dovró spostarmi per farle passare”. Neanche il tempo di togliere la giacca che le luci si abbassano e il silenzio cala.

Baltimora, 1962, nel pieno della guerra fredda. Un’insolita storia d’amore. Lei è muta, a seguito di una lacerazione alle corde vocali, mentre lui è un uomo pesce, ritrovato da alcuni ricercatori del governo in un fiume del Sud America. No non è una barzelletta. E’ uno dei migliori film di Guillermo del Toro (Pacific Rim, Hellboy, Il Labirinto del fauno), candidato a 13 premi Oscar.

Un film che se solo avete un cuore, dovete andare a vedere.

La cosa che mi ha colpito é che, nonostante viviamo in un´epoca dove la massima espressione del romaticismo sono le applicazioni di dating, dello swipe a destra o a sinistra, e l´ultima pellicola di successo che rasenta questo genere é “50 sfumature di grigio”, ancora é possibile ritrovare sul grande schermo la naturalezza del sentimento, il primordiale, l´origine di quel grande mistero che é l´amore.

Non é la solita storiella di innamoramento, di attrazione fatale, lei ama lui ma lui ama un´altra o tutte e due insieme, no. É una di quelle storie che vale la pena raccontare ai figli quando se ne escono con “mamma ma cosa vuol dire ti amo?”.

Non é solo una bella storia, é la storia di un amore nella diversitá, di un sentimento nato nella e dalla difficoltá di trovarsi, di capirsi, di toccarsi. Del Toro non si limita a raccontare i suoi personaggi ma trascina le vicende ai limiti dell´assurdo e induce lo spettatore ad accettarle, senza fatica, senza obbligarlo. Succede e basta, ed é esattamente qui che si riconosce il talento di un grande regista, dove smettono di esistere i limiti, le etichette, i generi, gli standard.

Uscita dalla sala c´era però questa sensazione che non mi lasciava stare. Forse nonostante tutto sono un´inguaribile romantica? O semplicemente i film non fanno lo stesso effetto a tutti? Bisogna essere predisposti a certi tipi di riflessioni?

Poi per puro caso ho visto questa vignetta:

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– Sii te stesso – Haha no. – No no no no.

La gente é preoccupata di essere sè stessa, ha paura di mostrarsi agli altri per quello che é davvero. Ad esempio, quante volte avete mentito oggi? Secondo vari studi in media si mente 3 volte ogni 10 minuti, ma facciamo anche di meno, una bugia all´ora? Sono 15 bugie al giorno, ammesso che si dorma circa 9 ore. Eppure proprio stamattina ho visto un video di Ted dove si diceva che:

Discomfort is the price of admission to a meaningful life.

Cioé “il disagio (= l´ammissione del fastidio/dispiacere) é il prezzo da pagare per arrivare ad una vita signficativa”.

Quindi per essere felici, o meglio per vivere a pieno, bisogna ammettere i propri dispiaceri, le proprie paure, e perché no, i propri difetti. Del resto niente di straordinario é mai nato da situazioni di benessere, basta pensare a Leopardi, o a Steve Jobs.

Ora cosa c´entra l´essere sè stessi con The shape of water? C´entra perché se davvero il problema della nostra generazione é voler nascondere, dribblare, eclissare, questo film insegna che non ce n´é bisogno. Non é necessario essere qualcun´altro, fare finta, perché ognugno, nella sua individualitá, é unico.

Ci insegna che un handicap come il mutismo puó essere un dono, che la diversitá di razza, di sesso, di specie, di ceto sociale si azzera, si annulla, nel momento in cui si inizia ad amare qualcuno.

Siamo tutti uguali, e unici, nel quadro piú completo di noi stessi.

Questa é una semplice grande lezione, forse la lezione piú dura di tutta la vita, non lo so, vi sapró dire quando ne troveró una piú dura. E il fatto che questo messaggio mi abbia colpito cosí tanto, che abbia bucato lo schermo, mi ha fatto capire che anche io ci sono passata.

Forse mi é apparso chiaro che il tempo che ho passato a nascondere delle parti di me é stato intenso, lungo, che mi ha costretto a fare a botte con la paura fino ad avere gli occhi gonfi e il mal di testa. Forse é un messaggio molto versatile, puó essere impiegato in quasi tutti gli ambiti della vita, non solo nelle relazioni, e questo lo rende ancora piú importante.

Ad ogni modo é quello che rimane alle persone che rende certi film dei capolavori. Non si puó parlare di oggettivitá certe volte. Come quella ragazza che mi ha visto in coda alla cassa con i dvd delle ultime 3 stagioni di Sex and the City e mi ha sussurrato all´orecchio “quella non é una serie, quella é religione”. Il suo giudizio cosí spietato e sincero ha influenzato anche me. É cosí che avviene, piano piano e tutto in una volta.

“La forma dell´acqua” infine, mostra la famiglia vera, quella che si forma dall´incontro di persone che si vogliono bene per il semplice fatto che si sono trovate, che si capiscono, non perché la societá le rende tali. Mentre tutti gli altri, gli anti eroi, i gay, le donne, i neri, addirittura l´uomo pesce, sono i detentori del futuro.

Con tutto il rispetto per la lontananza dalla realtá ma…chi non vorrebbe un mondo cosí?

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3 pensieri su “Quando la sera al cinema..

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